Ne parlavamo già nel 2015, ma da allora nulla o quasi è cambiato; nessun miglioramento, nessuna proposta, perché gestione commissariale in Calabria significa solo lasciare le cose come stanno all’infinito, trascurando le necessità di lavoratori e imprenditori che di quella gestione, invece, ne avrebbero assoluto bisogno. Stiamo parlando di Piano Lago, in provincia di Cosenza, un territorio che racchiude in sé una grande ricchezza, attorno alla quale ruota l’economia, impossibile non riconoscerlo, di gran parte del territorio del Savuto: un’area industriale, ricadente sul territorio dei comuni di Mangone e Figline Vegliaturo, che dà lavoro dignitosamente a circa 600/700 persone; e quindi altrettante famiglie! E se l’area industriale di Piano Lago è ancora così attiva e fiorente, lo si deve esclusivamente all’impegno e la caparbietà degli imprenditori che ogni giorno la vivono tra sudore e tante difficoltà. Più di 40 aziende attive, su un totale di circa 70 capannoni (il 35% di questi quasi completamente abbandonati) distribuiti su un’area di circa 140 Ha complessivi, appartenenti a vari settori industriali, dall’alimentare alla trasformazione del legno, all’industria manifatturiera, ai servizi; aziende quasi sempre ben strutturate, alcune molto importanti e conosciute anche a livello nazionale ed internazionale, che negli anni sono cresciute in maniera esponenziale nonostante le evidenti difficoltà di fare Impresa in Calabria.

In effetti è difficile pensare alla Calabria come ad una terra di produzione industriale, a parte le grandi realtà presenti sull’intero territorio regionale, che purtroppo si contano sulle dita delle mani, la maggior parte delle istituzioni ha sempre immaginato il territorio calabrese come un territorio capace di sviluppare PIL esclusivamente dal turismo e dal settore agro-alimentare; forse per miopia o disinteresse; disinteresse verso le potenzialità che le tante piccole PMI esistenti possono esprimere a vantaggio dell’economia di un territorio notoriamente martoriato dalla disoccupazione dilagante.

La Z.I. di Piano Lago rappresenta solo un esempio e, nonostante sia un punto di riferimento così importante, non solo a livello locale ma anche regionale, è evidente, agli occhi di chi la frequenta o semplicemente la visita, un generale stato di abbandono: sporcizia, rifiuti, erba alta, assenza di illuminazione pubblica, diversi capannoni abbandonati e lasciati lì a marcire, quando non diventano deposito per rifiuti abbandonati.

È qui che la miopia diventa disinteresse colposo, da parte di chi, per decenni, ha lasciato che tutto ciò avvenisse; perché demandare la politica regionale della gestione delle aree industriali calabresi ad un ente commissariato la dice tutta sulla volontà di voler promuovere un vero e virtuoso cambiamento.

Eppure gli strumenti ci sono, ma sembra che nessuno li conosca: forse per incompetenza o forse, e sarebbe ancora peggio, ancora una volta per disinteresse, perché la zona industriale serve solo a far cassa quando si chiedono le tasse da pagare agli imprenditori o qualche consenso elettorale.

È fondamentale invertire la rotta, definire una visione politica che punti alla rinascita industriale della Calabria. Bisogna partire dalle peculiarità del tessuto industriale e su questo costruire le fondamenta per uno sviluppo armonioso ed in linea con le esigenze locali.

Come Italia del Meridione, come sempre, ci piace essere concreti e lanciare delle proposte che sappiamo essere realizzabili se c’è una reale volontà a promuoverle. Alcuni esempi:

1. Non solo credito bancario a condizioni favorevoli e fiscalità di vantaggio, ma anche strumenti efficaci a supportare le imprese durante il loro avvio o ripresa;

2. Favorire le condizioni che possano consentire il ritorno al sud di migliaia di calabresi che negli ultimi venti anni sono emigrati al nord, acquisendo competenze industriali importanti che possono ritornare utili al tessuto industriale del sud;

3. Sfruttare il patrimonio industriale esistente ed inutilizzato. Ci sono tanti capannoni abbandonati, che aspettano solo di essere riattivati, a favore magari di giovani imprenditori volenterosi;

4. Creare nuove condizioni competitive che facciano fronte alla costante avanzata dei paesi emergenti con costi del lavoro molto bassi, ma con pari qualità e competenza, lasciando la possibilità all’imprenditore di investire comunque in adeguamenti strutturali fondamentali per stare al passo con il resto del mondo;

5. Sfruttare i finanziamenti europei e nazionali per sostenere gli investimenti delle aziende locali, in innovazione e ricerca, finalizzati alla zona industriale, al suo sviluppo e al suo definitivo decollo.

6. Creare competenza, innovazione, e cultura dell’imprenditorialità, formazione specifica legata alle specializzazioni richieste dalle aziende operanti nell’area industriale, sfruttando anche le competenze legate alle realtà accademiche calabresi; le aziende specializzate richiedono competenze che spesso chi cerca lavoro non possiede;

7. Investire in infrastrutture che rendano la zona industriale sempre più attrattiva.

È da qui che si deve ripartire se vogliamo che qualcosa cambi realmente, con l’impegno congiunto di istituzioni regionali e locali; inutile lamentarsi della cronica mancanza di lavoro se non si ha la reale consapevolezza che serve un nuovo approccio.

Luciano Luciani

Italia Del Meridione Savuto, Settore Attività Produttive