Il Catasto Onciario del 1754

Lo studio e la pubblicazione del Catasto Onciario di Cerzeto, riguardo le comunità Italo Albanesi, (pochissimi Catasti sono stati pubblicati fino ad oggi) sono il primo segnale che intendo trasmettere a studiosi, curiosi ed amministratori di enti locali, circa l’importanza che ricoprono nel contesto generale della storiografia calabrese e Arbëreshë.

Per una conoscenza della realtà socio economica e demografica dell’Italia meridionale del XVIII secolo, il Catasto Onciario risulta essere una fonte primaria di dati, in cui viene trascritta non solo la situazione economica riguardante ciascun contribuente, attraverso la valutazione in once delle rendite espresse in ducati, ma illustra in maniera dettagliata uno scenario, anche se non molto limpido, della demografia locale. Dai Catasti è possibile ricavare una descrizione viva della struttura della popolazione, della composizione del nucleo familiare, del numero degli abitanti, della onomastica e toponomastica, del paesaggio agrario, del lavoro dei braccianti e dei massari, dello stato salutare dei cittadini, dell’utilizzo del denaro, della divisione sociale, delle professioni, dello stato di scolarizzazione, del sistema feudatario laico ed ecclesiastico, in definitiva una preziosa chiave di lettura per osservare con chiarezza il quadro generale degli aspetti fondamentali e della complessità della vita quotidiana. Un viaggio nel passato, dove si ritrovano luoghi, nomi, cognomi, antenati: la riscoperta nel piccolo delle nostre origini e della nostra Storia.

L’interesse rivolto a questa pubblicazione, è stato vitalizzato da quello che, da oltre cinque lustri, è il personale perseguimento della trattazione sull’onomastica dei Greco Albanesi d’Italia, quest’ultimo, importante mezzo di indagine per l’acquisizione della conoscenza e quindi per la elaborazione scientifica delle proprie origini, storiche, geografiche, culturali, linguistiche e socio economiche. Pertanto, lo studio analitico del Catasto Onciario di Carlo III di Borbone, nella sua interezza contestuale, oltre a costituire una fonte di ricerca, sociale, economica e demografica, può identificarsi come una fucina dove vi sono forgiati dati onomastici e toponomastici, attraverso i quali, in maniera rigorosa, è possibile ricostruire lo sviluppo storico di un popolo o di una etnia speciale.

Il caso di Cerzeto, in questo caso, è esemplare: dall’elenco dei cognomi dei cittadini laici residenti nel 1754, si evidenzia, che gran parte dei cognomi hanno chiare origini greco albanesi e, nella maggioranza, riscontrabili negli elenchi degli stradioti al servizio della Repubblica di Venezia nel XVI secolo pubblicati da Kostantinos Sathas alla fine dell’800. Da questa chiara constatazione, è arguibile che, il “gruppo etnico”, insediatosi a Cerzeto, in età Moderna, se non primitivo, più numeroso e determinante nella sua evoluzione sociale, tragga origine prevalentemente dalla penisola del Peloponneso e in parte dall’Epiro, da cui una colonizzazione massiva di Cerzeto da parte di “greco albanesi” fu iniziata dopo il 1532, dato autenticato, inoltre, dal fatto che prima del 1545, il casale di Cerzeto non fu sottoposto ad alcuna numerazione dei fuochi.

Con apologia, ogni volta che le nostre società, in perpetua crisi di sviluppo, iniziano a dubitare di se stesse, sembrano domandarsi se abbiano avuto ragione ad interrogare il proprio passato e se l’abbiano interrogato bene. Da qui nasce l’esigenza di ritenere, che la costruzione dei miti, delle origini da vertudiose genti e la creazione di correnti antistoriche, peculiarità di alcuni scrittori, hanno precluso uno sviluppo intellettuale e culturale in generale alle popolazioni, in questo caso italo albanesi, con la negazione dell’intera dinamica della loro storia moderna.

Vincenzino Ducas Angeli Vaccaro