Libera, chi è a conoscenza parli senza lettere anonime

06 MAG, LIMBADI – “La ‘ndrangheta produce una sofferenza immane. Vedo tra questa piccola folla, anche la mamma di Francesco Vangeli, altra vittima di lupara.

Chi è a conoscenza deve parlare direttamente, senza lettere anonime. E’ su questo che bisogna lottare”. A dirlo don Ennio Stamile, coordinatore regionale di Libera in Calabria, nel corso del sit-in organizzato oggi da numerose associazioni per ricordare i 5 anni dalla scomparsa di Maria Chindamo. La 44enne imprenditrice di Laureana di Borrello, scomparve dopo essere arrivata davanti all’ingresso della sua azienda agricola, a Limbadi, nel vibonese. Sulla scomparsa è in corso un’indagine della Dda di Catanzaro e della Procura di Vibo che procedono per omicidio e soppressione di cadavere.
    Al sit-in hanno partecipato i figli di Maria Chindamo, il fratello Vincenzo e la madre Pina. “Guardiamo questo cancello.
    Ha assistito ad un avvenimento atroce, ma può anche testimoniare la rinascita di un territorio” ha detto Vincenzo Chindamo invocando il cambiamento con una eloquente metafora del vento: “Inizia a soffiare un vento, ma forse è ancora una brezza”. Poi un accorato appello a tutte le istituzioni giudiziarie, affinché facciano non uno ma due passi avanti.
    “Nessuno deve pensare che questa sia una battaglia familiare – ha affermato il sottosegretario Dalila Nesci – perché è pubblica, è una violenza verso ogni cittadino”.