Per le attività di dragaggio o movimentazione dei sedimenti, la Calabria può finalmente definirsi autosufficiente nella delicata fase di caratterizzazione e classificazione dei sedimenti marini e salmastri. L’Arpacal, attraverso la sinergia dei suoi laboratori biotossicologici dei dipartimenti di Crotone e Cosenza, ad oggi è l’unico soggetto pubblico sul territorio regionale in grado di svolgere le attività che la normativa nazionale impone nei casi in cui, ad esempio, le opere di dragaggio dei porti necessitino di una movimentazione di materiale da escavo per riposizionarlo altrove”.

E’ quanto affermato dal direttore scientifico dell’Arpacal, dr. Michelangelo Iannone, in riferimento alla conclusione nei giorni scorsi delle analisi ecotossicologiche eseguite su campioni di sedimenti marini prelevati nel Porto di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, in conformità a quanto previsto dal Decreto Ministeriale n. 173 del 15 luglio 2016 “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini”.

Le attività analitiche, obbligatorie per legge, sinora venivano infatti commissionate a soggetti terzi fuori Regione, rappresentando un notevole aggravio in termini di costi e tempi di consegna per le imprese incaricate. Ora l’Arpacal è in grado di supportare scientificamente, per le parti di competenza, tutte le operazioni di caratterizzazione e analisi dei sedimenti in Calabria, e non solo. Analisi che hanno un costo che i Comuni calabresi possono sostenere attingendo a fondi specifici, attivati ad hoc dalla Regione Calabria, finanziati dai Comuni stessi o da altri Enti

COSA PREVEDE LA NORMATIVA 

Entrando nello specifico, il Decreto disciplina tutte le attività di dragaggio, ovvero di movimentazione dei sedimenti marini, eccetto quelle ricadenti nelle aree SIN, stabilendo le procedure per il rilascio dell’autorizzazione, da parte dell’Autorità competente, per l’immersione deliberata in mare dei materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi, ai fini della tutela dell’ambiente marino.

Il testo normativo stabilisce anche le modalità e i criteri omogenei per la caratterizzazione, la classificazione e le possibili opzioni di gestione dei sedimenti marini e salmastri da sottoporre a movimentazione, ai fini del ripascimento o all’interno di ambienti conterminati. La possibilità di recupero e riutilizzo del materiale prodotto dall’escavo è infatti interesse comune a tutti, per la protezione dell’ambiente marino nonché per lo sviluppo delle attività economiche del mare.

A coordinare le attività tecniche è il dr. Emilio Cellini, dirigente del C.R.S.M. – Centro Regionale Strategia Marina – e del laboratorio biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Crotone.

“Il sedimento marino sottoposto ad escavo – spiega Cellini – deve essere classificato mediante analisi chimiche, fisiche ed ecotossicologiche, le cui risultanze ne definiscono la specifica destinazione in funzione della loro qualità e dell’effettiva pericolosità per l’ambiente”.

Con il D.M 173/16 si conferma, quindi, una vera e propria “inversione culturale” cha dà centralità all’approccio ecotossicologico, ed alla quale viene riconosciuta ufficialità e priorità nell’esecuzione delle analisi sui sedimenti marini, nell’ottica di una valutazione ponderata e integrata tra dati analitici.

“La normativa – continua Cellini – prevede l’uso di una batteria minima di saggi ecotossicologici, composta da tre organismi appartenenti a gruppi tassonomici ben distinti (batteri, alghe, crostacei, molluschi, echinodermi), che esprimono diversa sensibilità alle sostanze tossiche eventualmente associate alla matrice sedimento”.

Dopo oltre un decennio di esperienza maturata presso il Laboratorio Biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Crotone, la dr.ssa Francesca Stefanizzi (attualmente in forze al Laboratorio Biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Cosenza) ed il dr. Emilio Cellini (Direttore del Centro Regionale Strategia Marina) avendo messo a punto negli anni il corredo strumentale necessario, partecipato a numerosi Gruppi di Lavoro, momenti formativi e di prove di interconfronto, oggi dichiarano pienamente esecutiva la linea analitica ecotossicologica sui tre livelli trofici richiesti dalla norma.

“Punto di forza – dichiara la dr.ssa Stefanizzi – è il terzo livello trofico con la scelta del Riccio di mare, una specie test disponibile in Calabria e la cui metodica, abbondantemente convalidata a livello nazionale, consente il raggiungimento di un importante obiettivo di servizio analitico”.

Oggettiva la complessità del test che richiede una attenta e specifica padronanza della metodica, delle tecniche di trasporto e conservazione della specie, conoscenze biologiche ed embriologiche al microscopio, ed ancor più capacità di elaborazione dei dati prodotti per la definizione dei livelli di tossicità. A questo proposito si evidenzia che nell’ambito di un apposito gruppo di lavoro nazionale, Arpacal fornirà il proprio contributo nelle ridefinizione dei valori di tossicità riportati nella norma vigente.