RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Ci sono cose che vanno chiamate con il loro nome e descritte nella drammaticità della loro manifestazione: “disastro ambientale” è ciò che definisce quello che sta successo in Calabria in questi ultimi giorni a seguito dei vasti incendi. Mentre l’Aspromonte, uno dei più grandi patrimoni naturalistici dell’intero Paese, brucia, interi comuni delle diverse province vengono evacuati. Una situazione apocalittica quella rappresentata da chi si trova in prima linea a contrastare ciò che può essere definita la più grande emergenza a cui questa terra abbia assistito. Il numero delle vittime dà il senso della devastazione! Un insieme di concause che vanno dal dolo voluto o perpetrato dai piromani e dalla criminalità organizzata per vicissitudini ben note, accentuate dall’abbandono del territorio, oltre a tutto il sommerso che gira intorno a emergenze come queste, legato al business degli spegnimenti da parte delle società private e dagli indebiti arricchimenti che ne derivano. Un disastro ambientale accentuato dall’emergenza cambiamenti climatici, tutto il mondo è sotto una coltra di fiamme e cenere, come attestano le immagini che arrivano dalla NASA e  l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU proprio nei giorni scorsi ha fornito il report dettagliato sui fenomeni meteorologici disastrosi e sulle conseguenze ormai irreversibili generate da questi.

Osservare tutto ciò, esserne parte in maniera diretta o indiretta, intristisce ma al di là dei sentimenti e necessario assumersi responsabilità e chiedere, pretendere risposte soprattutto dalla politica, regionale quanto nazionale. Lo stato d’emergenza è un atto dovuto che la Regione Calabria ha richiesto quasi subito e il Governo ha risposto, vediamo ora il come e soprattutto il dopo, alla conta dei danni.

Senza dubbio, però, gli incendi sono un’altra questione aperta della nostra regione a cui si aggiungono le scelte scellerate del passato da parte di alcuni governo, come la soppressione del Corpo Forestale e l’affidare la gestione dei canadair ai privati.

I vigili del fuoco sono solo uno dei corpi in forza in queste situazioni, il Piano AIB 2021 regionale prevede un’azione concertata di tutte le istituzione e delle forze adibite al contrasto e alla prevenzione, a partire da Calabria Verde che deve riacquistare quel ruolo cardine che le è proprio.

Prevenzione rimane la parola d’ordine. Più volte da consigliere regionale sono intervenuto sulla questione, depositando anche una proposta di legge: “Prevenzione partecipata dei disastri ambientali in Calabria”. Prevenzione diffusa e partecipata, premialità e autotutela riconosciuta, programmazione e investimenti a lungo raggio, erano le basi della proposta studiata e redatta da esperti che oltre ad offrire un quadro dettagliato dell’orografia e morfologia dei territori calabresi, proponeva azioni mirate e ben definite di risanamento, miglioramento delle realtà boschive. Su tutti valeva il principio della premialità per quei soggetti, sia pubblici sia privati, che avrebbero realizzato opere di salvaguardia del territorio dagli incendi nei terreni di loro proprietà, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie o la reintegrazione di altri strumenti, quali: strisce antifuoco, invasi idrici, con il ripristino delle famose cibbie, le antiche vasche dove veniva immagazzinata e conservata l’acqua delle sorgenti, d’ausilio anche all’infiltrazione delle stessa nei terreni, causa prima di dissesti idrogeologici e frane e che costituiscono degli invasi, altro grande deficit della nostra regione, dai quali attingere l’acqua necessaria agli spegnimenti. Questioni che ritornano in maniera preponderante in circostanze come quelle attuali e che si trasformano per forza di cose in emergenza. La proposta di legge proponeva, inoltre, oltre a destinare appositi stanziamenti di bilancio, l’istituzione di una apposita Commissione di inchiesta che studiasse il fenomeno incendi e le sue possibili correlazioni allo scopo di comprenderlo nella sua evoluzione, individuando le criticità del sistema di prevenzione in essere al fine di consentire, agli organismi regionali competenti ai diversi livelli, di adottare una efficace azione di prevenzione e di contrasto. Con la richiesta di un tavolo tecnico permanente che operasse insieme ai Ministeri competenti anche attraverso progetti sperimentali che rispondessero al meglio alle esigenze di un territorio geomorfologicamente variegato come quello della Calabria.

Oggi la Calabria è in ginocchio, piange le sue vittime e la perdita dei suoi patrimoni ma occorre rialzarsi immediatamente evitando inutili strumentalizzazioni demagogiche soprattutto da parte di chi non sa e non conosce quelle realtà e agendo da subito con attività di ripristino dei luoghi colpiti e la conta dei danni a cui neanche il governo centrale potrà sottrarsi. Il resto spetterà alla nuova giunta e consiglio regionale affinché attraverso una legge apposita e che chiami in causa tutti gli enti e gli attori predisposti, si possa intervenire in maniera decisa e senza indugi sulla questione, perché tutto questo non avvenga più.

Orlandino Greco

Segretario Federale L’Italia del Meridione