RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Ridurre i divari tra cittadini e tra territori non è solo la priorità nazionale per un’Italia più unita e più giusta, è la vera opportunità per riavviare uno sviluppo forte e durevole, per riprendere ad investire attivando potenziali  di crescita e innovazione inespressi, per creare opportunità di lavoro buono, in particolare per i giovani e le donne”. Questo è quanto espresso dal Ministero per il Sud nel Piano Sud 2030 ed è ciò che sotto indicazione della Comunità europea emerge dal Recovery plan. Tra gli obiettivi d’investimenti primari del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ci sono quelli di agevolare l’accesso ai servizi sanitari, educativi e culturali di qualità, abbattendo qualsivoglia divario tra le due realtà del Paese. Ma nuovamente possiamo dire trovata al legge trovato l’inganno, infatti proprio tra i primi bandi di gara del NextGenerationEu quello relativo al servizio degli asili nido, il sud ricade in quel perpetrato inganno che: “se non hai asili nidi in un territorio e perché non ne hai bisogno”. Così è stato nel passato, così è oggi! Le graduatorie pubblicate dal Ministero dell’Istruzione confermano ciò che si temeva nella ripartizione dei fondi ridistribuiti secondo quei parametri premiali in funzione di chi ha più elevati servizi storici. Ed ecco che, come ha sottolineato su Il Mattino Marco Esposito: “Persino a Milano che insieme a Torino, Genova, Parma, Varese e Novara, sono inseriti tra i Comuni svantaggiati e beneficiari di speciali finanziamenti in base alle graduatorie pubblicate ieri dal Ministero dell’Istruzione”. Dall’inchiesta emerge, inoltre, che al Meridione l’89% dei bambini che avrebbero diritto all’asilo nido non ne possono usufruire. Eppure la questione dei criteri di assegnazione dei finanziamenti dei 700 milioni di euro messi a bando per la costruzione di asili nido, scuole dell’infanzia e centri polifunzionali per servizi alla famiglia, era già stata posta all’attenzione dello stessa ministra per il Sud e Coesione territoriale, Mara Carfagna, la quale aveva sostenuto che attraverso un esplicito vincolo di destinazione territoriale i comuni del Sud sarebbero stati aiutati a competere ad armi pari con quelli del resto del Paese. Effettivamente lo stesso Ministero dell’Istruzione sottolinea che il 54,4% dei fondi è comunque andato al Mezzogiorno. Una seria perequazione infrastrutturale è alla base di quella giustizia sociale su cui un Paese democratico si fonda, ancora di più quando ad essere chiamati in causa sono servizi primari come la scuola e l’istruzione. Sempre nel Piano Sud 2030 le azioni maggiori sono rivolte ai giovani, partendo proprio dal contrasto alla povertà educativa minorile che passa attraverso la rimozione degli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Ad essere commesso, quindi, è sempre il medesimo errore: l’iniqua distribuzione di risorse tra Nord e Sud ed è ciò che L’Italia del Meridione lo dice ormai da tempo, sostenendo e accreditandosi battaglie che mirano a stabilire equità e soprattutto a riportare il Meridione tra le priorità dell’agenda politica del governo. Il problema sostanziale oggi è assicurare sì l’uniformità di servizi attraverso quel principio riconosciuto dalla Costituzione della perequazione ma per far ciò bisogna abbattere quei divari accumulati nel tempo e che necessitano d’interventi atti al recupero del gap dei fabbisogni standard, vincolati ancora alla spesa storica e con la deduzione che se i comuni del sud nel tempo non hanno aperto gli asili nido o istituito il servizio di trasporto scolastico o pubblico e perché non ne hanno bisogno. Per una giusta ripartizione delle risorse è necessario dunque ricalcolare i fabbisogni standard di riferimento evitando l’ennesima beffa e l’ennesimo impianto assistenzialistico che non risolve le questioni di fondo e che al contrario continua ad alimentare quella “Questione” sempre più “invenzione” e non reale. C’è bisogno di una grande stagione di interventi straordinari per la ripresa del Mezzogiorno e oggi è il momento e l’occasione giusta per abbattere realmente quei divari che hanno compromesso non soltanto la crescita e lo sviluppo del Meridione ma dell’intero Paese.

Fondamentale allora diventa la forza politica che il Sud riesce ad esprimere attraverso movimenti liberi come L’Italia del Meridione che sono espressione nell’azione e nei progetti di concetti chiari per battaglie che devono essere condivise in virtù di quell’Unione di fatto e d’intenti di cui questo Paese difetta ma che non ha più scuse per rimandare.

Orlandino Greco

Segretario federale L’Italia del Meridione