“Alle donne dico non lasciatevi usare e non rinunciate alla dignità. Votate le donne libere e competenti”.

Utilizzare la norma sulla doppia preferenza di genere per candidare parenti di soggetti altrimenti impresentabili è vergognoso.

04 SET, CORIGLIANO ROSSANO – Tuona così Graziella Algieri, avvocato di Corigliano-Rossano e candidata al consiglio regionale nella lista de Magistris Presidente, in merito all’uso improprio della legge sulla presenza delle quote rosa in politica: “Da giurista – continua – dico che le norme si rispettano”.

“La legge relativa alle pari opportunità in politica, e quindi della doppia preferenza, è stata possibile solo grazie al Governo – continua la Algieri – Rammentiamo le sonore bocciature da parte del legislatore calabrese sulla proposta: se oggi si vota con queste modalità è solo grazie al sollecito del Presidente del Consiglio e quindi, diciamo pure, ad una vera imposizione”.

“È inaccettabile – prosegue la Algieri – utilizzare questa norma per candidare mogli e figlie di qualcuno al fine di far ereditare la poltrona regionale attraverso il tentativo di presentarsi ai calabresi sotto mentite spoglie e con un nome “rosa” che risulta maggiormente candidabile.

Da donna, tutto questo è umiliante. Alle donne e agli uomini calabresi liberi dico di votare le donne libere che non si lasciano strumentalizzare e che non sono prestanomi di vecchi uomini della politica. Votate le competenze e il nuovo”.

Graziella Algieri, che per la prima volta si candida ad un ruolo istituzionale, fa poi un’analisi del dato della presenza femminile nella politica italiana, purtroppo scarsa. 

“La diversità di genere – conclude la Algieri – a tutti i livelli, da quelli aziendali a quelli politici, apporta solo benefici. La doppia preferenza è uno strumento utile per votare, insieme ad un uomo, donne competenti, libere e non meri prestanomi.

Non raggiriamo la norma sulla doppia preferenza, usiamola con le corrette intenzioni del legislatore: valorizzare la presenza delle donne nelle istituzioni e non usarle “in prestito” a qualche vecchio marpione”.