21 SET, CASTROVILLARI – «Favorire forme di aggregazione in agricoltura per essere più competitivi sui mercati. Ma soprattutto per poter raccontare insieme, nelle fiere di settore, i marcatori identitari che nel Pollino e nella provincia di Cosenza sono davvero gli ambasciatori del territorio. Secoli di storia produttiva, innestata nella tradizione contadina, oggi diventata moderna nel rispetto del passato e capace di esprimere qualità e occupazione, tutelando la biodiversità alimentare che rappresenta il nostro fiore all’occhiello con produzioni spesso biologiche e sostenibili». 

Francesca Dorato, capolista del Partito Democratico alle elezioni regionali del 3 e 4 ottobre con Amalia Bruni presidente, interviene così all’indomani della costruzione del partenariato pubblico privato che candiderà il Pollino ai Distretti del Cibo, come unica proposte interregionale a chiedere il riconoscimento. 

«La sinergia tra il pubblico ed il privato è la vera prospettiva per rendere, un settore da sempre definito strategico, la vera punta di diamante dello sviluppo complessivo della regione. Puntare sulle identità alimentari, irrobustire la filiera dei turismi esperienziali che promuovono la scoperta del territorio nella sua interezza storica, naturalistica, culturale, religiosa, antropologica, è la strada attorno alla quale si può lavorare per rendere la produzione agroalimentare una leva strategica per una economia di scala sostenibile e compatibile con la vocazione della Calabria». 

Inoltre – ha aggiunto la candidata al rinnovo del consiglio regionale per la Circoscrizione Nord – questa strategia d’insieme può essere ora più che mai supportata dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che possono favorire «la logistica alimentare, l’innovazione tecnologica del settore produttivo, le energie rinnovabili collegate agli scarti di lavorazione» unite alle politiche regionali di sostegno alle imprese già esistenti per «costruire un sistema virtuoso e realmente rispondente ai bisogni delle imprese agricole che da anni sono i custodi della biodiversità locale».

A cascata tutto questo apre il fronte alla «multidisciplinarità del settore agroalimentare che avrà bisogno di competenze tecnologiche, scientifiche, ingegneristiche ed agronomiche, che permetteranno di dare nuova opportunità di lavoro ai tanti professionisti già esistenti e alle nuove generazioni che sull’agricoltura stanno puntando con formazioni moderne e adeguate alle richieste del mercato internazionale che ci deve vedere sempre più protagonisti». 

Distretti alimentari, dunque, ma anche filiere territoriali che puntino sulla valorizzazione di prodotti storico – tradizionali che devono essere valorizzati e rilanciati in un’ottica di sistema. «Un pò quello che nel piccolo si è realizzato a Castrovillari con la Cipolla bianca per la quale si punta alla istituzione della De.Co. con il coinvolgimento dei produttori, o con l’esperienza virtuosa del fagiolo di Mormanno che nel suo percorso d’insieme ha ottenuto il marchio del Presidio Slow Food, e il vino Magliocco che ha costruito con la Dop Terre di Cosenza una identità vitivinicola oggi conosciuta e apprezzata nel mondo. Esempi di come fare rete, sistema, investimenti seri e finalizzati alla crescita del territorio possa dare risultati esponenzialmente importanti che attraggono risorse, promuovono progetti, realizzano economia rispettano l’ambiente, alimentano turismo».