RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Sembra scontato continuare a parlare e scrivere degli insuccessi più evidenti dell’amministrazione uscente. Traffico impazzito, carenze idriche costanti, immondizia incontrollata e onnipresente sono soltanto la parte più visibile di una gestione negativa della città.

Ho sempre creduto che la città di Cosenza e il territorio circostante avesse due grandi tesori dalle potenzialità inesplorate: il centro storico e l’Università della Calabria. Se ci domandiamo cosa sia stato fatto negli ultimi dieci anni per valorizzare, migliorare, implementare queste preziose risorse la risposta appare molto semplice: nulla.

La Cosenza “Vecchia” è abbandonata a sé stessa e cade a pezzi più che nel 2011.

Circa 25.000 studenti, per la stragrande maggioranza provenienti dalla provincia cosentina e dalle altre province calabresi, rimangono per tutto il loro percorso di studi confinati nell’area del campus e di Quattromiglia, e non conoscono minimamente la città distante solo qualche minuto.

Le sfide che dovrà affrontare la prossima Amministrazione, che mi auguro sia quella guidata da Franz Caruso, sono tante. Le criticità da risolvere immediatamente sono note, e le soluzioni individuate nel programma di Cosenza 2050 sono valide e realizzabili. Ma per crescere, “sul serio”, la città dovrà finalmente integrare i suoi grandi tesori.

Ed allora perché non cercare soluzioni che possano unire le due cose? È un percorso arduo e difficile, che richiederà sicuramente del tempo, ma che appare come una delle strade più percorribili e veloci per ridare lustro e far rivivere Cosenza Vecchia.

È già previsto nel programma di governo, nel Centro Storico, la predisposizione della connessione in 5g, e la creazione di un hub per startuppers e southworkers in collaborazione con l’Università della Calabria.

Ma si potrebbe andare oltre, prevedendo lo spostamento di alcune facoltà dall’Unical alla città vecchia, facoltà affini e compatibili con l’ambiente in cui andrebbero a trasferirsi, come ad esempio edile-architettura, DAMS, conservazione e restauro dei beni culturali. Partendo magari da master di secondo livello, corsi specialistici, formazione post-laurea.

Per far ciò bisognerebbe sicuramente creare dei servizi: a partire dalle aule e dagli spazi destinati all’insegnamento, con la riqualificazione di edifici privati acquisiti al patrimonio pubblico (vedi punto del programma relativo alla città vecchia) o nuova destinazione di edifici pubblici già ristrutturati ma inutilizzati. Ma anche aree parcheggio in punti strategici, mezzi di trasporto pubblici più piccoli ed eco-sostenibili, case dello studente e ri-attivazione delle tante biblioteche esistenti.

Riuscire a fare ciò significherebbe tante cose: stimolare gli investimenti privati nell’edilizia; incoraggiare l’apertura di attività commerciali pronte a soddisfare i bisogni degli studenti (bar, ristoranti, alimentari ecc.); favorire la rinascita sociale di un’area abbandonata e oggi trasformata in un ghetto; far ripartire l’interesse verso quello che sarà il distretto culturale della Cosenza del futuro. Oltre, banalmente, ai grandi benefici turistici. Tutto ciò senza snaturare i luoghi ed escludere le persone che oggi li abitano.

Si tratta di obiettivi ambiziosi, ma che devono essere affrontati e raggiunti se la città vorrà essere pronta ad affrontare le sfide di un futuro dove i grandi centri urbani assumono sempre più importanza, e dove i vecchi confini tra comuni diversi ma limitrofi saranno inevitabilmente eliminati.

La storia e la cultura, unite all’innovazione, alla tecnologia e alla valorizzazione delle risorse umane, dovranno essere il motore pulsante della reale crescita della città, che oggi vede le sue migliori forze e menti giovani andare via per arricchire socialmente ed economicamente altri territori. 

Alessandro Rendace – Candidato lista Franz Caruso Sindaco amministrative Cosenza