RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

28 OTT, COSENZA – Ci sono momenti nella storia di un paese in cui la politica deve assumersi la responsabilità e il coraggio di nuove leggi in difesa dei diritti di una parte dei suoi cittadini, che a gran voce le pretende. Deve tenere dritta la barra anche quando una maggioranza di senatori, in maniera eclatante oppure subdola, si sente di spiegare alla maggioranza del paese che certe cose debbano rimanere così come sono perché “così è sempre stato”.

Questi senatori, in ragione del caso o della fortuna, non sono costretti dalla nascita a sopportare odio, scherno, violenza sia fisica che psicologica, bodyshaming, finanche inviti al suicidio. Ma si sentono comunque in dovere di “spiegare” l’inutilità di termini come omolesbobitransfobia, identità di genere, orientamento sessuale, misoginia, abilissimo.

Con queste parole però, che fanno paura solo a chi ne travisa, spesso in malafede, il significato, devono poi fare i conti i Francesco, le Maria Pia, i Giovanni, i Cristian, le Enrichetta, i Mario, le Paola e tutti gli altri ragazz* di Cosenza e gli adolescenti d’Italia che sanno benissimo di cosa hanno bisogno e che non dimenticheranno.

Ieri ha vinto la paura. È stato interrotto un percorso di civiltà per il Paese che durava da trent’anni. L’Italia rimarrà quindi, per ancora molto tempo, uno dei pochissimi Paesi europei senza una legge contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilissimo. Mentre proprio ieri gli USA stampavano il primo passaporto con genere X per chi non si riconosce nè maschio né femmina. Il Ddl Zan era una legge che non faceva male a nessuno e avrebbe salvato moltissimi. Lo sanno tutte le cosentine e i cosentini che Alessandro Zan lo hanno incontrato, nel 2017, durante il primo CosenzaPride assieme ai Giovani Democratici e Enza Bruno Bossio, firmataria calabrese del Ddl Zan. Proprio in quella occasione il Comune di Cosenza si rifiutò di concedere il patrocinio gratuito alla manifestazione. Un’altra brutta pagina di storia recente.

E ora il cammino sulla strada dei diritti è da riprendere, ancora. Con la consapevolezza, però, che la trappola del Senato di ieri ha rafforzata la nostra coscienza sull’importanza dei diritti per tutti.

A Cosenza istituiremo l’Ufficio dei Diritti Civili, percorsi femministi, politiche contro le discriminazioni e cultura LGBTQI+ come da programma Cosenza2050 del nuovo sindaco Franz Caruso. Per promuovere e realizzare in collaborazione con gli altri uffici, tutte le azioni, eventi e iniziative necessarie a diffondere la cultura della dignità, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e della cittadinanza come da Carte dei diritti dell’UE. L’Ufficio monitorerà gli atti e i regolamenti comunali, incentiverà gli scambia tra amministrazione e istituzioni, organismi e associazioni per la difesa dei diritti civili che operano contro ogni forma di discriminazione. Questo insieme al futuro Disability manager, al Garante dell’Inclusione e tutte le figure necessarie a tutelare i cosentini di oggi e quelli di domani. I diritti non si concedono, si riconoscono e basta, come un grande cosentino riformista e progressista di nome Stefano Rodotà ha ricordato a un Paese intero.

Francesco Alimena                                                                     Maria Pia Funaro

Consigliere comunale PD                                                          Consigliera comunale PD