* Riceviamo e pubblichiamo* Caro Presidente Occhiuto,

nel formularle i più sinceri auguri per il suo insediamento e nella speranza che la sua azione di governo interpreterà i desideri di crescita di una regione che mai quanto oggi necessita di un cambio di passo per risalire la china, voglio condividere con lei un’importante riflessione sul tema della Sanità, da sempre cavallo di battaglia mia e di Italia del Meridione.

Ho seguito con attenzione e approvazione le sue dichiarazioni in campagna elettorale, inerenti il superamento dell’istituto del commissariamento, per una forte assunzione di responsabilità della politica, come d’altronde, da tempo, se ne avverte l’esigenza.

Purtroppo il processo di aziendalizzazione del servizio sanitario nazionale ha comportato una regressione della concezione universalistica, solidaristica e sussidiaria della tutela della salute individuale e collettiva, assoggettando le Aziende Sanitarie alla logica della sostenibilità del debito pubblico e del pareggio di bilancio. Le Unità Sanitarie Locali sono state trasformate in Aziende con personalità giuridica di diritto pubblico ed autonomia imprenditoriale ma la stretta regimentazione normativa ha comportato per le Aziende Sanitarie ed ospedaliere inadempienti l’assoggettamento delle stesse all’obbligo del piano di rientro dai disavanzi sanitari, prima, e del commissariamento, poi. Tali misure, come lei sa, hanno comportato non solo il mancato risanamento dei disavanzi gestionali, ma, paradossalmente, una lievitazione degli stessi, una contrazione dei livelli essenziali di assistenza, un allungamento dei tempi di attesa, un aumento vertiginoso e incontrollabile della mobilità sanitaria passiva interregionale ed un blocco del turnover delle dotazioni organiche.

La medicina del territorio ed ospedaliera, soprattutto quella di prossimità, è quasi in stato comatoso, così come il settore dell’emergenza/urgenza. È per tale motivo che, a fronte del constatato fallimento dei piani di rientro e dei commissariamenti, accolgo favorevolmente le battaglie che lei ha sposato, al fine di imporre una ricognizione attenta, dettagliata e conferente delle masse debitorie generate, la progressiva cancellazione del disavanzo storicizzato e, ope legis, del superamento sia del piano di rientro che del commissariamento, con il ritorno del servizio sanitario regionale alla competenza “vigilata” degli ordinari organi di gestione. Perché il punto è proprio questo: non basta sostituire commissari, si rischia un eterno piano di rientro e risulta aleatorio discutere di azzeramento del debito se a ciò non fa seguito una chiara e netta presa di posizione nell’affrontare alla radice gli atavici e ormai noti problemi etici e strutturali, ad iniziare appunto dall’individuazione delle responsabilità sicuramente diffuse.

I cittadini sono stanchi, è tangibile la voglia di giustizia ed equità sociale, ora o mai più. Diversamente, si fa prima a dichiarare la sanità pubblica calabrese il bancomat dei privilegiati, una questione per pochi e sancire definitivamente la fine di uno dei diritti fondamentali della Costituzione.

L’auspicio nel post pandemia era che i nodi della sanità venuti al pettine con il coronavirus, facessero finalmente riporre le forbici nel cassetto ad una classe dirigente miope, intenta ad una perpetua sperequazione di risorse tra nord e sud del Paese. Tocca constatare che, ancora una volta, poco è cambiato in quanto la logica ispiratrice del PNRR pare essere figlia del Fondo Sanitario Nazionale, ossia iniqua e non curante dei ritardi strutturali. Un’evidente incongruenza rispetto ai vincoli che l’Europa affida alle predette risorse, al fine di realizzare una radicale offerta assistenziale del Paese.

Allora l’unica speranza non resta che quella di una guida politica autorevole e capace di gestire questa delicata fase di transizione, la quale segnerà l’orizzonte di questa terra e delle future generazioni per i prossimi trent’anni.

Su temi come questi, a difesa di un sud che non rivendica ma pratica la buona politica, sappia che avrà al suo fianco il leale sostegno dell’Italia del Meridione.

Orlandino Greco