Sono ore d’ansia nel comprensorio Alto Tirrenico. A quattro giorni dalla barbara aggressione che ha visto coinvolti due fratelli di Belvedere Marittimo, l’intero comprensorio Altotirrenico continua ad interrogarsi sul perché di tanta violenza. Interi paesi, comunità, singoli cittadini si stanno stringendo, in queste ore, intorno alla famiglia Ponte, profondamente stravolta da quanto accaduto. Salvatore Ponte, si trova ricoverato in gravissime condizione, ancora in prognosi riservata, all’ospedale Annunziata di Cosenza. Il fratello Giuseppe, che non è in pericolo di vita, ha riportato ferite serie agli occhi.

I fatti, come noto, sono avvenuti domenica scorsa a Cirella di Diamante. Secondo quanto ricostruito si sarebbe trattato di un violenta rissa avvenuta nel parcheggio adiacente il locale dove i due congiunti si trovano con le rispettive famiglie e amici. Da quanto si è appreso da alcuni testimoni Salvatore Ponte è stato investito dall’auto dell’aggressore e trascinato per alcuni metri sull’asfalto. Pare che nell’auto, ci fossero una donna e due bambini. Il fratello della vittima, Giuseppe, sempre secondo quanto riferito da un testimone, è intervenuto per cercare di fermare la violenza, ma lui stesso è stato brutalmente picchiato.

Salvatore Ponte, il “ragazzo buono e disponibile per i suoi amici”, si trova ricoverato in gravissime condizione, ancora in prognosi riservata, all’ospedale Annunziata di Cosenza. Il fratello Giuseppe, Peppino per tutti, non è in pericolo di vita ma ha riportato ferite serie agli occhi. Lui stesso nella giornata di ieri ha voluto ringraziare, tramite la sua pagina Facebook e mostrando una foto con il volto ancora tumefatto, i tanti che si sono uniti in un grande abbraccio intorno alla sua famiglia: “Ringrazio di vero cuore tutti gli amici e tutte le persone che si sono strette in maniera indissolubile alla mia famiglia e a mio fratello Salvatore. La vostra vicinanza ci rende più forti e soprattutto non ci fa sentire soli. Perdonate la mia foto. È solo per dire con assoluta forza, senza nessuna paura ed in maniera irreprensibile che gli atti di violenza non ci appartengono, non possono essere azioni rilevanti del nostro quotidiano, nella maniera più assoluta. È ora di dire basta. La preghiera ci salverà”. Ed è proprio alla preghiera che l’intera comunità, incredula e profondamente colpita, si è affidata. “Non è possibile – hanno detto in molti – che ad oggi possano accadere fatti di cronaca così violenti. Respingiamo, con forza, qualunque tipo di violenza e sopruso. Molti i messaggi di vicinanza e tutti i loro amici, conoscenti, si stanno mobilitando, unendosi in una catena di solidarietà: “Preghiamo tutti, affinché Salvatore e Giuseppe ritornino presto a casa dai loro affetti più cari e che l’aggressore sia rintracciato al più presto e consegnato alle patrie galere”. Anche il mondo social si sta mobilitando per i due ragazzi: “Forza Salvatore…..Forza Giuseppe…..Non mollate”. Insieme a loro, i cittadini del comprensorio, alcuni sindaci tra cui il primo cittadino di Diamante il sen. Ernesto Magorno, lo stesso parroco della cittadina tirrenica Don Gianfranco Belsito ha riunito i suoi parrocchiani, per condividere un momento di preghiera e riflessione.

I carabinieri del Comando di Scalea stanno indagando a tutto tondo e senza sosta per risalire all’autore del vile gesto e ricostruire, minuto dopo minuto, ciò che è realmente successo all’esterno di un parcheggio. Ancora massimo riserbo da parte della Procura di Paola, secondo indiscrezione, non confermate dagli organi inquirenti, gli stessi hanno ascoltato la testimonianza di una persona del comprensorio che avrebbe reso confessione spontanea riguardo l’accaduto.

Quanto accaduto nei giorni scorsi, fa da corollario ad una scia di violenza che sta attanagliando la costa da qualche anno. La scorsa estate era stato il sindaco di Scalea, Giacomo Perrotta, a chiedere interessando direttamente il Ministro degli Interni, più uomini e mezzi delle forze dell’ordine, ribadendo la necessità di aumentare l’attenzione delle autorità di pubblica sicurezza e dei servizi di vigilanza per la stagione estiva. A cui si unirono in un coro unanime tutti i sindaci del comprensorio.

Ma i casi di cronaca che hanno scosso il comprensorio sono datati nel tempo e, ancora vivi nella memoria di ognuno. Diamante, ricorda ancora l’omicidio di Francesco Augieri, il 23enne di Cosenza, ferito a morte la notte del 22 agosto 2018. Proprio a Belvedere Marittimo è vivo ancora il ricordo di due donne uccise da una furia senza senso, dettate solo dalla violenza pura. Amelia Dimova, trovata priva di vita nel proprio letto in una pozza di sangue e con il volto coperto dalla federa di un lenzuolo, e Silvana Rodrigues, uccisa e arsa nel dicembre 2015 (l’omicida, in appello, è stato condannato a 30 anni di reclusione). L’estate scorsa, poi, era il mese di luglio, il ferimento di un buttafuori colpito da un proiettile mentre prestava servizio in uno dei locali della movida, in pieno centro.

Scene alle quali la popolazione reagisce con diniego, paura. Da qui la ferma condanna contro tutte le forme di violenza, siano esse verbali o fisiche. L’immagine della Riviera dei Cedri è ben altra. Uomini e donne laboriosi, coraggiosi, caparbi che hanno deciso di trascorrere la loro esistenza ed investire in un lembo di costa tra i più belli e suggestivi della Calabria. Il grido è unanime, non sono più tollerabili gesti e accadimenti del genere, vi è da parte dei cittadini il ripudio di tutte le forme di devianza sociale, illegalità diffusa che danno adito a forme di violenza così crude. Alla paura, al senso di smarrimento, alla mancanza di controlli più incisivi, all’indifferenza da parte delle istituzioni, fa eco la richiesta di giustizia e di una chiara presa di posizione contro chi intende perpetrare uno stato di cose a cui oggi nessuno vuole più piegarsi e anzi reagisce con determinazione e chiede agli enti competenti un’assunzione di responsabilità e d’intervenire in maniera incisiva ma quanto mai risolutiva.

Fabrizia Arcuri / Maria Cristina Saullo