Stroncato un traffico internazionale di stupefacenti. Dalle prime luci dell’alba oltre 150 finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, coordinati dalla Procura – Dda di Catanzaro, hanno dato esecuzione alla ordinanza di misura cautelare custodiale emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro nei confronti di esponenti di una organizzazione transnazionale dedita al traffico internazionale di droga, riconducibile ad una storica famiglia della criminalità organizzata calabrese, radicata nel versante ionico catanzarese.

Sono state eseguite le misure cautelari custodiali nei confronti di 20 persone, gravemente indiziate a vario titolo, di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di arma da fuoco. Eseguiti sequestri di beni per 4 milioni di euro.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, in Piazza Marconi, 1, alla presenza del procuratore Nicola Gratteri, del Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla e dei vertici regionali e dello Scico della Guardia di Finanza.

Nel mirino è finito il clan Gallace di Guardavalle.

L’indagine

L’indagine, coordinata dalla Procura – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha evidenziato un grave quadro indiziario a carico di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle, e riconducibile alla famiglia Gallace, che avevano messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di stampo ‘ndranghetistico, caratterizzata da marcati profili operativi internazionali, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.

Nell’ambito dell’operazione odierna è emerso il ruolo verticistico assunto da uno degli esponenti di vertice del sodalizio di ‘ndrangheta,  conosciuto come cosca Gallace che, nel corso degli ultimi decenni, si è trasformata in una vera e propria impresa criminale attraverso numerose attività illecite, che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.

In considerazione della forte penetrazione della cosca Gallace, in particolare in Toscana, si è proceduto alla proficua attività di coordinamento tra la Procura distrettuale di Catanzaro e quella di Firenze volta a intervenire simultaneamente nei confronti di tutti i componenti gravitanti nel contesto della cosca Gallace insistenti nei territori di interesse.

Il canale sudamericano

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. È emerso il sistematico utilizzo, per il traffico illecito, di metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica).

Il supporto delle autorità olandesi

A tale proposito, a seguito del sequestro da parte delle Autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata Pgp, estrapolati proprio da tale server, con la preziosa collaborazione del rappresentante Italiano presso Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia Pgp.

Con la decriptazione di tale messaggistica, da parte dello Scico e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, è stato possibile trarre significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificare i sodali e ricostruire numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura del peso di oltre 150 chilogrammi di cocaina  sequestrata nel maggio 2017 presso il porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra i soggetti coinvolti, consentiva di rilevare che era stato commissionato l’acquisto di circa 200 chili di cocaina dalla Colombia, trasportato all’interno di un container a bordo di una motonave partita dal porto di Cartaghena (Colombia), il cui recupero, programmato inizialmente a Barcellona (Spagna), veniva tentato, con esito negativo, a Livorno.

I proventi dello spaccio

La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.

Le indagini delegate alla Guardia di Finanza hanno consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso, e quindi i relativi approfondimenti hanno accertato come gli esponenti della cosca Gallace gestissero un’articolata struttura associativa dedita al traffico internazionale di cocaina, e a conferma della operatività transazionale dell’organizzazione sono emersi, nel corso dell’attività investigativa, contatti diretti con i narcotrafficanti colombiani per il reperimento di grossi quantitativi di cocaina (dell’ordine di oltre 1200 chili), nonché la capacità della stessa cosca di distribuire la cocaina in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia.

Le contestuali indagini patrimoniali, sempre delegate al Nucleo Pef/Gico di Catanzaro e allo Scico di Roma, hanno consentito, come detto, anche l’emissione di un sequestro preventivo d’urgenza di beni, per un valore complessivo stimato in oltre 4 milioni di euro, costituito da ville, fabbricati, società e relativi complessi aziendali, automezzi e numerosi rapporti bancari e finanziari.

Le misure cautelari

Arrestati in carcere

Agazio Andreacchio (classe 1977)

Giuseppe Bava (classe 1977)

Nicola Chiefari (classe 1973)

Leonardo Ferro (classe 1985)

Emanuele Fonti (classe 1960)

Angelo Gagliardi (classe 1995)

Francesco Galati (classe 1977)

Bruno Gallace (classe 1972)

Cosimo Damiano Gallace (classe 1961)

Nicola Guido (classe 1986)

Mario Palamara (classe 1969)

Benito Andrea Riitano (classe 1993)

Francesco Riitano (classe 1980)

Paolo Riitano (classe 1977)

Agazio Andrea Samà (classe 1974)

Francesco Taverniti (classe 1974)

Domenico Vitale (classe 1969)

Domenico Vitale (classe 1976)

Giuseppe Vitale (classe 1977)

Ai domiciliari

Gianluca Tassone (classe 1979)

Indagato

Solo indagato, invece, Domenico Marino (30 anni)

(Fonte Gazzetta del Sud)