La divisione Polizia anticrimine della Questura di Reggio Calabria, ad esito di una complessa attività di natura patrimoniale, svolta su proposta congiunta della Procura distrettuale antimafia, diretta dal procuratore, Giovanni Bombardieri, e del questore di Reggio Calabria, Bruno Megale,  ha dato esecuzione al decreto di sequestro di beni , emesso dal tribunale sezione misure di prevenzione, presieduto da Natina Pratticò, nei confronti di Antonino Fallanca.

Il provvedimento, adottato su richiesta del procuratore aggiunto della Repubblica, Calogero Gaetano Paci, e del sostituto procuratore della Repubblica, Sara Amerio, trae origine dal procedimento denominato Pedigree 2, nell’ambito del quale l’uomo è ritenuto dirigente apicale e organizzatore dell’articolazione di ‘Ndrangheta della cosiddetta cosca Serraino, operante nei territori di Cardeto, Arangea, San Sperato e nelle aree aspromontane della provincia reggina, e, pertanto, ritenuto socialmente pericoloso.

“Nell’ambito di quel procedimento penale – spiegano gli inquirenti – è emerso, altresì, come il soggetto avesse agevolato la latitanza di sodali, assicurato il loro mantenimento in carcere, elargito delle somme di denaro, talvolta custodito e fornito armi, ma soprattutto di essere stato espressione imprenditoriale della cosca. In tale veste, egli avrebbe investito nelle sue attività imprenditoriali i proventi delle attività illecite della cosca di appartenenza e di quella alleata dei Rosmini, fruendo dell’influenza e della capacità persuasiva del sodalizio mafioso.

Sebbene non diretto intestatario delle imprese e delle società oggetto del sequestro, l’uomo di fatto avrebbe gestito le società formalmente intestate a persone di famiglia, delle quali risultava dipendente.

“La tesi accusatoria – fanno sapere gli investigatori – che ha trovato conferma negli esiti processuali registrati nel procedimento Pedigree 2 con l’ordinanza di custodia cautelare, confermata dal Tribunale della Libertà, è che le cosche lo avevano supportato agli esordi della sua storia imprenditoriale con provviste di natura illecita, consentendogli di espandersi, fruendo dell’influenza del sodalizio mafioso per imporre l’affidamento di commesse o l’ acquisto di merci presso le sue attività commerciali”.

A conclusione di meticolosi accertamenti, lo scorso 11 novembre il Tribunale di Reggio Calabria ha accolto la richiesta di misura di prevenzione Patrimoniale, decretando il sequestro e la confisca di quattro unità immobiliari riconducibili al proposto, quattro autoveicoli, il patrimonio di tre imprese individuali e una società e il sequestro dei conti correnti, libretti di deposito, contratti di acquisto di titoli di stato, azioni, obbligazioni, assicurazioni, intestati presso Istituti di credito pubblici o privati, Casse Rurali, Direzioni Provinciali P. T., Società Assicurative, finanziarie o fiduciarie, Società di intermediazione mobiliare, rientranti nel patrimonio delle imprese e società comunque a lui riconducibili, al suo nucleo familiare, ai figli dello stesso e ai rispettivi conviventi.