Un risultato importante e riconosciuto da più parti quello della presentazione della lista di Italia del Meridione per le lezioni provinciali di Cosenza e di Crotone. Un tenace lavoro di squadra e una presenza sui territori che testimonia come IdM sia una forza politica pregnante e che oggi è ben rappresentata in diversi enti comunali. Assessori, sindaci e consiglieri che hanno non soltanto sposato la causa ma ne rappresentano la missione e l’impegno politico rivolto ai territori e alla comunità di riferimento, con l’obiettivo di ritornare a fare politica con competenza e militanza. Molti sono i temi su cui è necessario riaprire discussioni e portare avanti azioni concrete che hanno l’obiettivo della risoluzione delle questioni. In riferimento, ad esempio, al rinnovo del consiglio provinciale, urge un’azione corale per disegnare una riforma organica del Titolo V che superi la cosiddetta legge Delrio. La riforma degli enti locali introdotta con la legge 56 del 2014 ha ridefinito l’ordinamento delle province ed istituito le città metropolitane ed è stata approvata sotto forma di maxi-emendamento con la fiducia, un articolo unico con 151 commi uno dietro l’altro. Tale riforma, aggravata successivamente dalla legge di stabilità del 2015 che ha trasformato le province in enti di secondo livello (cioè eletti da rappresentanti dei cittadini), si è rivelata un’incompiuta e negli anni più volte bocciata. Non solo per il taglio delle risorse che ne è seguito ma perché sostanzialmente è un ibrido che ha mantenuto funzioni importanti come: ambiente, viabilità ed edilizia scolastica. Il referendum renziano, che le avrebbe cancellate dalla Costituzione, celebrato e bocciato non avrebbe comunque chiuso la partita, perché sarebbe stata necessaria una legge successiva per redistribuire quelle competenze tra regioni e città metropolitane.

È ragionevole, quindi, sostenere l’opportunità di una rivisitazione della legge alla luce sia di alcune lacune oggettive, che la sua attuazione ha fatto rilevare in questi anni, sia della necessità di rivedere il rapporto tra le regioni e le province, e quindi a loro volta per dare risposte ai comuni e ai territori. La legge Delrio ricordava già allora in tutto e per tutto il decreto legge “Salva Italia” bocciato dalla Corte costituzionale, la quale aveva evidenziato come le riforme di carattere sistemico andassero disciplinate con strumenti normativi di rango costituzionale. Il paradosso è che lo “Svuota poteri” venne presentato subito dopo la sentenza della Consulta, prima ancora che fossero note le motivazioni, quasi che si volesse dimostrare di voler fare qualcosa per cancellare le Province, senza badare al “come”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti ma tali elementi erano già evidenti sin dalla prima lettura del disegno di legge ma nessuno è mai intervenuto per evitare che si portasse a compimento un vero e proprio scempio istituzionale, senza individuare tra l’altro soluzioni che garantissero continuità nell’erogazione dei servizi destinati alle comunità.

Già in passato, come forza politica abbiamo sostenuto importanti battaglie per impedire che si arrivasse all’approvazione di una riforma degli enti locali dettata da una spending review cieca e frettolosa. Inoltre, dalla semplificazione si è giunti ad ulteriori complicazioni nella governance, infatti oltre a mantenere in piedi oltre 70 province ad esse si sono aggiunte le città metropolitane e quasi 350 organismi intermedi tra Ato (ossia Ambito territoriale ottimale) rifiuti, idrici, autorità di bacino e consorzi di bonifica, con un aumento notevole di spese di funzionamento e stipendi vari. A distanza di anni i danni da registrare sono notevoli: con le Regioni che ancora non hanno completato le procedure legislative per la gestione delle funzioni, le Province che si sono trovate da un giorno all’altro senza risorse e i Comuni che soffrono la mancanza di un riferimento istituzionale. Il problema, al di là del mancato trasferimento di risorse, sta nella necessità di rivedere con una riforma strutturale l’organizzazione degli enti locali e l’interfaccia tra i territori e lo Stato centrale. È indispensabile ristabilire l’importanza delle Province quale ente intermedio di primo livello e di rango costituzionale, le quali non possono più essere mortificate nella gestione delle funzioni fondamentali senza risorse e da meccanismi elettivi che in nessun modo rappresentano i valori di democraticità e rappresentanza territoriale.

L’Italia del Meridione continuerà a farsi portavoce nelle sedi opportune della questione, ritenendo fondamentale che il tema della sorte delle Province torni al centro del dibattito politico-legislativo affinché il governo centrale faccia finalmente chiarezza indicando il percorso più adeguato per superare gli evidenti limiti. L’auspicio è che ciò avvenga in tempi brevi e a seguito di un confronto serio con i rappresentanti delle autonomie locali che oggi si trovano a dover sbrogliare una vera e propria matassa istituzionale in un quadro di assoluta incertezza normativa. Il passo successivo sarà quello di superare l’attuale modello istituzionale ritornando ad un Paese dove i comuni e le province storiche rappresentino gli enti di maggiore vicinanza alle comunità, mentre le Regioni vengano superate attraverso la creazione di macroregioni, da sempre nel programma politico di IdM.