L’attività investigativa, svolta dalla Guardia di finanza di Scalea tra 14 comuni dell’Alto tirreno cosentino, condotta in sinergia con l’Inps, si è sviluppata attraverso un’attenta e meticolosa indagine partita dalle informazioni contenute nelle banche dati, messe a disposizione dallo stesso istituto nazionale della previdenza sociale.

“Tra i percettori del sussidio – fanno sapere le fiamme gialle – figurano anche degli amministratori pubblici che, con vari escamotage, avrebbero continuato silenti a percepire il reddito, omettendo di comunicare all’Inps le variazioni occupazionali e di reddito, nonché l’attività lavorativa svolta alla presentazione della domanda e la sottoscrizione della prevista “dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro”.

In altri casi, i finanzieri hanno rilevato che “alcuni soggetti risultavano fiscalmente a carico di nuclei familiari differenti da quelli dichiarati nelle dichiarazioni uniche sostitutive particolari. Infine, i casi delle “residenze di comodo”, in cui i soggetti controllati avevano trasferito, in modo fittizio, la loro residenza così da rappresentare, in fase di dichiarazione, un nucleo familiare che escludeva da esso il familiare produttore di reddito.

L’importo complessivo delle somme si ritiene siano state conseguite indebitamente, a seguito del calcolo eseguito dalle Fiamme Gialle, ammonta ad oltre 1,3 milioni di euro. Al termine dell’indagine sono state immediatamente avviate le operazioni di irrogazione delle sanzioni amministrative di revoca o decadenza del beneficio ed il recupero dell’indebito, di competenza dell’Inps competente territorialmente.