Eseguiti sequestri preventivi per circa 3 milioni di euro e perquisizioni domiciliari nei confronti degli stessi indagati a cui si contesta l’appartenenza ad un’associazione a delinquere “impegnata, secondo gli inquirenti, nel traffico illecito di rifiuti, oltre che altri reati contro l’ambiente e la truffa ai danni dello Stato”.

A capo dell’organizzazione si ritiene vi sia un soggetto calabrese, in passato già colpito da due interdittive antimafia, che è finito in carcere. Altri sette coinvolti, considerati suoi consociati, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre altri due sono stati raggiunti da un divieto di esercitare attività imprenditoriali. “La società incaricata – secondo gli investigatori – avrebbe dovuto trasportare i liquami alle discariche autorizzate per le procedure di smaltimento ma l’azienda avrebbe, invece, sversato i rifiuti liquidi su terreni o in pozzetti fognari della rete pubblica, senza il un trattamento preventivo.

In seguito, avrebbe apposto sui formulari di identificazione rifiuti (i cosiddetti F.I.R.) dei timbri falsi delle società autorizzate allo smaltimento, così da attestare il “ciclo del rifiuto” e farsi pagare le prestazioni dall’Acea Ambiente. La società indagata, aveva vinto anche altri appalti pubblici con enti locali romani, tra cui quello per lo smaltimento di liquami provenienti dai campi rom capitolini”.

L’indagine ha, poi, fornito elementi per contestare agli indagati anche i reati di intestazione fittizia di beni e di autoriciclaggi. L’ipotesi della Dda è, infatti, che gli ingenti flussi di capitali provenienti dal traffico dei rifiuti siano stati reimpiegati nei circuiti economici legali.