Il presepe tematico e artistico è stato voluto dal parroco, don Pietro Martucci, il quale, da qualche tempo, amministra i benefici parrocchiali di Doria e le anime della comunità locale.

Secondo Enzo Palazzo, artista concettuale e apprezzato autore di installazioni d’arte in varie località, “non si tratta del classico panorama campestre  con la capanna, i pastori e i Re Magi, come eravamo abituati a pensarlo nel passato. Questo di Doria è, invece, un presepe tematico che fa riflettere sulle principali vicende dell’anno che sta per finire e fa nascere Gesù Bambino nella contemporaneità. Ovviamente – ha precisato – con tutte le problematiche e le contraddizioni che quotidianamente assalgono tutti noi”.

Il tema è quello del Covid 19. “La Sacra Famiglia – ha proseguito Palazzo – è sistemata su un lettino-cuscino che simboleggia quello da ospedale, vi sono alcuni riferimenti ad uno aspetto più significativo di questo anno particolare e di quello trascorso: le mascherine. Sullo sfondo è posizionata la stampa del dipinto raffigurante l’Annunciazione del pittore Pietro Negroni certamente di forte impatto spirituale.

È  evidente che l’emergenza del Covid 19 ci sta cambiando, anzi ha già cambiato profondamente le nostre vite, mettendoci in guardia anche per il futuro prossimo. Mentre ci prepariamo affinché questa esperienza ci sia da monito per il futuro, nel senso di preparaci a coltivare sempre crescenti esperienze comunitarie, sia sul piano umano e sociale ma anche e forse soprattutto sotto il profilo squisitamente culturale. Si tratta di una crisi per molti aspetti nuova – ha continuato Palazzo – spiazzante e imbarazzante, che investe per la prima volta il nostro mondo ricco e industrializzato che ci mette “dalla parte sbagliata” del mondo, tra coloro che sono rifiutati e criticati in maniera anche un poco ingiustificata e generalizzata”.

Osservando il presepe viene fuori anche un altro aspetto: l’essenzialità della maternità divina che campeggia e sovrasta l’intero spazio scenico.

Purtroppo la Sagrada Familia è sola, nella essenzialità dei soli tre personaggi principali: San Giuseppe, la Madonna e il Bambino Gesù. Non vi sono Re Magi, e quindi anche nella società assenza di regali anche per grandi e per piccini, per questo Natale travagliato e sofferto; purtroppo la scena e la scenografia ben comunicano la sofferenza umana contemporanea. Con che cosa? Con le mascherine che alterano le connotazioni fisiche delle persone, le bottigliette del vaccino sparse al posto del muschio; le tante mascherine che sostituiscono i pastori, le pecorelle, gli altri animali, le lavandaie, le donne che si recavano alla grotta per portale regali al Bambino Gesù. Al posto delle montagne tante mascherine, tanta sofferenza, tanti morti.

“Da questa prova dobbiamo trarre insegnamenti per una ripartenza più giusta e attenta ai valori e non solo al profitto – ha detto Palazzo -. Riscoprire la solidarietà, la semplicità, lo stare in famiglia e il rispetto dell’ambiente. La natività in una forma diversa. Così si presenta questa edizione del Presepe. Una sorta di non luogo sospeso in un senza tempo, il cui scopo è quello di squadernare al visitatore le memorie, le nostalgie, gli intervalli rarefatti e i silenzi densi di questa comunità.