La cerca e cavatura del tartufo patrimonio Unesco, Saracena contribuisce alla stesura del dossier con i comuni dell’associazione italiana città del Tartufo 

18 DIC, SARACENA – Non solo le Langhe, il Monferrato, le Creste Senesi o le colline dell’Umbria, ma anche il Pollino e in particolare Saracena sono terre amate dai cercatori di Tartufi. Una pratica sempre più diffusa dagli amanti del tubero dal sapore intenso che «può diventare una occasione di turismo ed economia sostenibile per il territorio alla quale crediamo e per la quale lavoreremo, già dai primi giorni del nuovo anno insieme ai tartufai della zona, per realizzare occasioni di promozione e valorizzazione di questa straordinaria eccellenza alimentare». 

Lo afferma il sindaco di Saracena, Renzo Russo, all’indomani del riconoscimento Unesco per la cerca e cavatura del tartufo in Italia che entra nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Un dossier di candidatura al quale ha contribuito anche Saracena insieme agli altri comuni dell’associazione italiana città del Tartufo proprio per realizzare una grande occasione di valorizzazione del territorio e di turismo esperienziale legato al tubero dei boschi. 

Dal Comitato dell’Organizzazione mondiale per l’educazione, la scienza e la cultura, a Parigi, è arrivato in questi giorni il sì ufficiale al riconoscimento della candidatura che valorizza una pratica rurale nei numerosi territori tartufigeni italiani tra i quali il Pollino ormai è riconosciuto sempre più come terra importante con una presenza di qualità del tartufo. Da tutta Italia, infatti, i tartufai e gli appassionati scelgono i boschi del Pollino e dell’areale di Saracena in particolare, per cercare e cavare questa prelibatezza che sempre più trova espressioni gourmet nella cucina di tanti chef stellati. 

L’iter di candidatura a patrimonio immateriale dell’Unesco è stato avviato dall’istanza delle associazioni dei tartufai ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura otto anni fa, fino alla presentazione a marzo 2020 dalla Farnesina della candidatura illustrata dalla sottosegretaria alla Cultura Borgonzoni.

La proclamazione da parte della XVI sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’iscrizione nella Lista Rappresentativa Unesco della “Cerca e cavatura del tartufo è «un’ottima notizia» – ha commentato la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, sottolineando come «con questa iscrizione salgono a 15 gli elementi italiani che fanno parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità riconosciuto dall’Unesco». 

«Oggi sul tartufo – aggiunge Renzo Russo – possiamo costruire una filiera sostenibile che può realizzare economia durevole, turismo esperienziale, sviluppo nel pieno rispetto dell’ambiente, coscienti che il nostro territorio può davvero essere l’ambito migliore per guardare al futuro nel pieno rispetto di una tradizione che oggi è anche patrimonio dell’Umanità».