“Abbiamo deciso di non emanare alcuna ordinanza di sospensione che modifichi l’assetto, stabilito dal governo, in vigore in tutta Italia”. Questo il messaggio contenuto in un comunicato congiunto firmato dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, di Cosenza, Franz Caruso, di Crotone, Vincenzo Voce, di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, e di Rende, Marcello Manna, nel quale si intendono spiegare le motivazioni che hanno fatto propendere alla ripresa dell’attività scolastica in presenza.

“A seguito delle dichiarazioni del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto – affermano i primi cittadini – e della mancanza di una linea univoca, dettata, a livello regionale, come sindaci delle città capoluogo e delle città più popolose della Regione che ancora non avevano maturato una decisione, rispetto all’eventuale tentativo di emissione di un’ordinanza di sospensione della didattica in presenza, abbiamo avvertito l’esigenza di riunirci per aprire un confronto e condividere una linea comune, rispetto ad un argomento tanto importante.

Tale esigenza, è motivata, soprattutto, dall’impatto che le ordinanze di sospensione della didattica in presenza hanno avuto e avrebbero nei comuni più grandi, laddove insiste una più ampia gamma di scuole sia in termini numerici che di tipologie, quindi nel massimo rispetto di tutti i colleghi che, a prescindere dalla latitudine e dalla demografia, hanno già emanato provvedimenti in tal senso.

Il decreto numero 1 del 7 Gennaio, entrato in vigore da poche ore – continuano i sindaci – oltre a confermare come la sospensione generale della didattica in presenza sia contemplata esclusivamente in zona rossa (la Calabria fortunatamente in questa fase permane in zona gialla) emana delle direttive precise rispetto proprio alla gestione della didattica” ribadiscono i sindaci. In particolare, risulta già prevista la sospensione della didattica in presenza, e la conseguente attivazione della DaD per dieci giorni, in caso di positività di un alunno per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, di due alunni per quanto riguarda la scuola primaria di primo grado e di tre alunni per quanto riguarda gli altri istituti, oltre a sancire ulteriori norme correlate alla vaccinazione della popolazione scolastica.

Alla luce di queste disposizioni e delle esperienze pregresse anche recenti (in ordine di tempo, l’ultimo caso è quello dell’ordinanza del sindaco di Luzzi, poco prima delle festività natalizie) è evidente, per altro – concludono i primi cittadini – come alla luce di un eventuale ricorso al Tar da parte di qualsiasi cittadino, in disaccordo con l’eventuale decisione, produrrebbe l’immediata sospensione, da parte del giudice amministrativo, senza neanche offrire alle amministrazioni la possibilità di contraddittorio. Ovviamente, tale decisione condivisa, certamente difficile come sempre quando si tratta di didattica in relazione all’emergenza pandemica, sarà costantemente valutata, sulla base dei dati forniti dalle Asp e dell’evoluzione quotidiana della curva pandemica. È stato già fissato un nuovo tavolo di confronto da tenersi mercoledì prossimo”.