12 GEN, COSENZA – L’inadeguata informazione e la scarsa fiducia nelle capacità
della sanità calabrese contribuiscono ad alimentare la migrazione sanitaria. Se un paziente non sa
che può curarsi altrettanto bene nella sua terra, così come potrebbe fare in strutture del centro-nord
Italia, è normale che si rivolgerà altrove. Offrire prestazioni di qualità, garantendo risposte efficaci è
l’obiettivo che continuiamo a condividere con i calabresi.
È quanto dichiara il chirurgo Pietro Covello, tra le professionalità in forze alla sede operativa La
Madonnina iGreco Ospedali Riuniti che nel 2021, a differenza di altre realtà ospedaliere, grazie
all’estremo rigore nell’accettazione dei pazienti e nelle misure di prevenzione adottate dal Gruppo,
non ha conosciuto soste nelle pratiche cliniche, terapeutiche, diagnostiche e, quindi chirurgiche.
I numeri di interventi lo dimostrano. Negli ultimi 12 mesi sono stati eseguiti dall’equipe chirurgica
guidata dal primario Tonino Perri, 100 interventi maggiori; che per una struttura privata
convenzionata non sono pochi. Di questi, circa il 75% hanno riguardato la chirurgia del colon retto
e circa il 70% sono stati interventi per malattia maligna, tumori del colon e del retto, una delle
patologie neoplastiche più diffusa ed in crescita.
La prevenzione – sottolinea Covello – è importante. Bisogna dare la giusta importanza ai sintomi e
rivolgersi immediatamente al medico curante, senza affidarsi alle ricerche sul web e alle diagnosi faida-te.
Sangue e muco nelle feci, calo dell’emoglobina non spiegabile, leggera anemia, dolori addominali,
calo di peso, difficoltà di evacuazione possono essere campanelli d’allarme da non sottovalutare che
possono essere indagati con esami adeguati.
Tutti dopo i 50 anni – aggiunge il Chirurgo – dovrebbero effettuare una colonscopia, almeno ogni 3
anni o a cadenza più breve se si ha familiarità o in presenza di polipi.
Anche per la chirurgia oncologica la laparoscopica può avere molti benefici: al posto del taglio sulla
linea mediana dell’addome, si hanno 4 ferite di un centimetro e un’incisione di servizio di 3 dita; si
riducono i disturbi di post intervento; si ha un’immediata ripresa; si riducono tempi di degenza; si
hanno minori rischi di complicanze e minore incidenza delle infezioni; è minore l’impatto sul sistema
immunitario e migliore la garanzia di guarigione radicale dalla malattia neoplastica.