01 LUG, COSENZA – Se si passa da quelle parti, è inevitabile notare lo stato di triste decadimento in cui versa il “Planetario” di Cosenza. Una struttura fortemente voluta dall’allora amministrazione comunale e presentata in pompa magna alla cittadinanza, – dichiara in una nota Daniela Sarro, Commissaria cittadina Cosenza Italia del Meridione – con tanto di inaugurazione degna dei più grandi eventi mondani. In tantissimi ci siamo recati entusiasti a visitare, magari con i nostri figli, questo “piccolo pezzetto di universo” creato nella nostra città, struttura si può dire quasi unica nel suo genere, se pensiamo che si tratta del secondo Planetario d’Italia in quanto a grandezza, superato solo da quello di Milano. Il tempo e le risorse necessarie alla sua realizzazione sono stati entrambi consistenti, ma in fondo – continua la Sarro – eravamo tutti un pò fieri che nella nostra città fosse stata realizzata un’opera di divulgazione scientifica all’avanguardia che contrastasse, finalmente, con i soliti stereotipi di arretratezza culturale di cui quasi sempre sono vittima le regioni del meridione. Ecco perché vederlo così, oggi, con i cancelli chiusi, l’erbaccia che regna sovrana e parte delle facciate aggredite dalla ruggine, delude e amareggia. È evidente come, in questo scenario decadente, un ruolo determinate sia stato giocato dal lungo periodo di pandemia, ma ciò che stupisce, invero, è che non sia stata accolta la mano tesa d’aiuto da parte di un’altra importante istituzione del territorio. Pare, infatti, che alcuni docenti del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria avessero offerto al Comune di Cosenza la collaborazione dell’Unical, come gestore del Planetario, con la possibilità di programmare attività e seminari e impartire lezioni, anche a pagamento (i cui proventi si sarebbero potuti utilizzare proprio per far fronte ai costi di gestione della struttura). A quanto sembra, tuttavia, nulla si è mosso.

Come IdM – conclude Daniela Sarro – sollecitiamo l’attuale amministrazione comunale a non rimanere inerte e a cogliere questa opportunità (o proporne di alternative, se esistono) affinché questo patrimonio e il potenziale del Planetario di Cosenza non vada definitivamente disperso e con esso le risorse impegnate nella sua realizzazione e anche quella voglia e desiderio dei cittadini di sentirsi, per una volta, all’avanguardia.