Spesso fermarsi, in questo caso per la pandemia, equivale a riflettere e porta spontaneamente a fare paragoni tra prima e dopo. Da politico, neanche a dirlo, ragiono e faccio raffronti sulla Politica e mi tornano in mente le tantissime iniziative organizzate personalmente oltre i quasi vent’anni di militanza “tradizionale” in un Partito, in Emilia Romagna.

Con l’avvento della tecnologia avanzata, il mondo della comunicazione è cambiato, con interi settori che vi hanno attinto, chi in modo razionale traendone evidenti vantaggi, chi in modo del tutto irrazionale consegnandosi ad essa ammanettati. Una delle attività che più di altre ne ha fatto uso smodato, forse la più importante, è senz’altro la Politica; che ha pensato di poter risolvere la sua crisi identitaria rifugiandosi nella “liquidità” della rete, usandola non come strumento importantissimo ma come panacea di tutti i mali quando non via di fuga.

Caso emblematico la parabola del Movimento 5Stelle, nato, cresciuto e assurto al potere attraverso la liquidità della politica in rete, camuffata da democrazia diretta. Infatti, subito dopo abbiamo assistito ad un notevole cambiamento dell’organizzazione interna al Movimento Grillino, con lo stravolgimento di molte regole che sono state “adattate” a forme molto più tradizionali di organizzazione proprie dei partiti tradizionali, dopo aver dovuto constatare lo scarsissimo radicamento sul territorio che ne comporta continue sconfitte nelle tornate elettorali che non siano quelle nazionali, dove la rete sembra essere in grado di creare voto di opinione. Di opinione soprattutto di denuncia più che di proposta. Questo la dice lunga sull’efficacia della rete quando si applica totalmente a dinamiche che invece richiedono la presenza fisica per creare radicamento territoriale.

Come spesso accade, con l’avvento di una novità, che in questo caso ha letteralmente stravolto la comunicazione in generale, si tende a passare dal niente al tutto in una volta. La rete, invece, pur ricoprendo un’importanza primaria come “mezzo”, è finita per essere issata al rango di unica forma di aggregazione, con la speranza, già ampiamente svanita, di risolvere il disamore verso la politica della partecipazione fisica.

Come Italia del Meridione, invece, siamo convinti che bisogna tornare alla Politica della partecipazione attiva, del tesseramento tradizionale che porta ad identificarsi in qualcosa di tangibile, che crea, questo sì, radicamento nei territori e invoglia ad occuparsi per la risoluzione dei problemi invece di fermarsi alla sola denuncia. Purtroppo, tra i tanti lati positivi della rete, che certamente va usata come mezzo importantissimo di comunicazione orizzontale soprattutto per quei Partiti che non godono dell’attenzione interessata dei Media nazionali, c’è quella di essere identificata come mezzo di sfogo istantaneo e istintivo, a discapito della voglia di partecipazione attraverso la militanza propositiva.

Trovare il giusto equilibrio crediamo sarà la cosa migliore da fare, investire nella militanza attiva, nel piacere dell’appartenenza ad un consesso Democratico, nell’occuparsi dei problemi del proprio territorio, sia la strada maestra. Ed è quella che stiamo perseguendo attraverso il tesseramento. Facile, nell’era dei social, usare slogan come “metterci la faccia”, perché ormai oggi la faccia la conosciamo dalla foto sui profili. Altra cosa è metterci l’impegno, il tempo e oltre la faccia tornare a metterci soprattutto il cuore, al servizio della collettività. Se troveremo quell’equilibrio tra necessità di comunicazione e impegno tangibile, non appena ci sarà possibile, attraverso forme di partecipazione vera, solida, reale e non SOLTANTO virtuale, vorrà dire che per la Politica vi è ancora spazio e margine per tornare ad essere quell’antichissima “Arte nobile al servizio dei cittadini”.

PIETRO SERGI

RESPONSABILE REGGIO CALABRIA ITALIA DEL MERIDIONE