In Calabria “le ricadute della crisi pandemica sul mercato del lavoro sono state rilevanti, annullando il modesto recupero dei livelli occupazionali che si era registrato a partire dal 2016. E quanto emerge nell’ultimo report della Banca d’Italia, dove si legge: Sulla base dei dati Prometeia, lo scorso anno il Pil calabrese in termini reali sarebbe sceso di circa 9 punti percentuali, un dato sostanzialmente in linea con il resto del Paese”. Il rapporto annuale sull’economia regionale calabrese della filiale di Catanzaro della Banca d’Italia con la collaborazione della filiale di Reggio Calabria è stato presentato stamani nel corso di una conferenza stampa, coordinata da Giuseppe Albanese.

Questo, sebbene, “nel breve termine, la ripresa dell’attivita’ economica sara’ favorita dai progressi della campagna vaccinale di contrasto all’epidemia”. In particolare, “in prospettiva, l’economia regionale potrebbe trarre impulso dai programmi pubblici avviati in risposta alla crisi pandemica, tra cui in particolare il Pnrr, soprattutto qualora questi riescano a incidere sui ritardi che condizionano il sistema produttivo calabrese”. Dai dati emerge che “il calo delle posizioni lavorative si e’ concentrato soprattutto tra gli autonomi e i dipendenti a termine, mentre il calo del lavoro dipendente a tempo indeterminato e’ stato contrastato da un eccezionale aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e dal blocco dei licenziamenti”. Il settore “piu’ colpito e’ stato quello dei servizi privati non finanziari, in particolare i trasporti, il commercio al dettaglio non alimentare e il comparto alberghiero e della ristorazione, su cui ha inciso la caduta delle presenze turistiche. L’attivita’ produttiva si e’ ridotta in misura piu’ contenuta nelle costruzioni, che hanno in parte beneficiato di una lieve ripartenza del comparto delle opere pubbliche. Il brusco calo delle vendite ha accresciuto il fabbisogno di liquidita’ del sistema produttivo.