Riprendo l’intervento del presidente Anci Decaro per rilanciare la forte preoccupazione da lui espressa rispetto all’allontanamento dalla politica che, dopo aver colpito in generale la collettività con la disaffezione diffusa verso la partecipazione democratica, si sta ora estendendo all’impegno attivo nelle Istituzioni. Dopo anni in cui si è assistito ad un crescente astensionismo in occasione delle consultazioni elettorali, frutto di una sfiducia verso una classe politica incapace di farsi pienamente interprete delle istanze di rinnovamento, sviluppo e crescita provenienti dalla società, assistiamo ad un nuovo allarmante fenomeno. 

Se fino a ieri si faceva la corsa a rappresentare ed incarnare le Istituzioni nei luoghi dove la democrazia è più vicina al cittadino, con quel concetto alto di prossimità richiamato anche a livello europeo con il principio di sussidiarietà (e non mancavano di certo i candidati a sindaco) oggi è palpabile un calo di slancio proprio in quella parte della c.d. “società civile” che tanti uomini e tante energie ha effuso nelle amministrazioni locali. 

Forse complici alcune un pò troppo zelanti azioni di una Magistratura eccessivamente attenta ad una fenomenologia fisiologica dell’amministrare concreto, il desiderio di impegnarsi in prima linea nella gestione della cosa pubblica viene soffocato dal timore di trovarsi invischiati “A LUNGO” in qualche vicenda giudiziaria. 

Troppo spesso ormai accade come nel caso della sindaca di Crema Stefania Bonaldi, indagata per i noti fatti saliti alla ribalta della cronaca, o ancora peggio di altri amministratori locali indagati, posti per anni sotto processo e sottoposti alla gogna mediatica che poi vengono assolti perché il fatto non sussiste. 

Nel frattempo la loro carriera è stroncata e la loro immagine irrimediabilmente sporcata. 

Parallelamente la “prefettizzazione della democrazia”, con i primi cittadini sostituiti da un commissario, finisce per sacrificare ad un pur sacrosanto principio di legalità, l’efficacia, la concretezza e l’efficienza dell’azione amministrativa. 

Se il significato della politica è quello della più alta forma di carità e di servizio alla collettività, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, il rischio che si corre è quello di allontanare i cittadini da ogni forma di partecipazione democratica, sia attiva che passiva. E il clamore mediatico di alcune inchieste, il cui esempio più eclatante sono quelle per mafia, o proprio quelle sulla cosiddetta “mala politica”, di certo non aiuta. 

La ricerca della verità va sempre perseguita, ma tenendo sempre conto che dall’altra parte ci sono “vite” e bisogna procedere con scrupolosa dovizia di particolari tentando di giungere alla verità, non solo processuale, nel più breve tempo possibile. 

Forse è giunto il momento di interrogarsi su questi temi perché solo così sarà possibile uscire dallo stallo politico ed istituzionale che penalizza in particolar modo il nostro meridione che invece ha saputo offrire esempi e modelli di buona amministrazione locale, citati ed apprezzati anche a livello nazionale.

Riceviamo e pubblichiamo Avv. Luca Gigliotti, già presidente del consiglio comunale di Castrolibero, già componente del direttivo nazionale ANCI, direzione regionale IDM.