L’orridezza che sa di indifferenza, di coscienze sporche sicuramente dirottate negli inferi più crudeli. Donne, bambini, ebrei, si ebrei.
Questa era la colpa. Umani fatti in carne ed ossa, lacrime e dolore. Sentimenti impregnati da ingiustizie e abbandonati al loro tragico ed ingiusto destino, già segnato per loro.
Non c’era scelta, non si poteva decidere o redimersi. Scappare? Neppure. Si era costretti tristemente, ad abbassare il capo e invocare il Dio dei cieli.
La giornata della memoria è un presidio della nostra cultura.
In ciò che simboleggia e consegna alle generazioni più giovani.
Affinché soprattutto loro, oggi che vivono nella pace e nell’amore non si dimentichino di chi ha vissuto nelle atrocità più infimi senza poter ribellarsi in alcun modo.
Un sopruso, una prigionia senza eguali.
Dove stava la coscienza? Dov’è che si nascondeva la vergogna di certe torture?
Quanto cielo osservava quell’orrore.
Per chi ha patito e sofferto l’inenarrabile, per chi si è salvato da quelle atrocità, per chi ha sperato, pianto, provato dolore.
Per chi desiderava ancora abbracciare, amare, sognare, respirare.
A tutti coloro i quali è stato sottratto il privilegio della libertà.
A loro tutti, ai loro familiari, a chi non dimentica, a chi come noi non vuole essere indifferente.
A chi ha un cuore. A voi e noi tutti, nessuno escluso. Non abbiate la memoria corta. Non si può dimenticare.
Solo vivere nella speranza di un mondo migliore. Più giusto. Non siate indifferenti, reagite, ribellatevi, fate valere i vostri diritti e aiutate gli altri, sempre. Questo è il mondo che vogliamo.

G.C.