“La mia disabilità è stata causata da un errore. Per anni ho sofferto di bullismo.
I miei compagni mi dicevano: noi ci vergogniamo ad uscire con te. Non veniamo al tuo compleanno, meriti di festeggiare da sola. Sei soltanto una disabile, noi non ti vogliamo.”

Jole Santelli

Questa è la testimonianza di Martina Condó, diciannovenne. Dolcissima, premurosa, affabile, sincera.
I suoi occhi teneri raccontano la sventura e la commozione di certi ricordi e ritagli di vita che l’hanno segnata, ma al contempo le hanno donato forza e consapevolezza.

“Io non sono quella sedia, non sono quei limiti che non posso superare. Io sono altro. Riesco a volare con la fantasia, il pensiero, i ricordi. È tutto nel cuore, e molto spesso sembra di fare un tuffo in certi posti inesplorati che spesso la gente non ricorda più di avere: la sensibilità per esempio, la gentilezza, la premura, l’attenzione. Siamo così presi da mille cose quotidiane, da questa vita frenetica sempre in corsa, che ci dimentichiamo degli affetti più veri, quelli autentici, e molto spesso, finiamo per non saperli neppure distinguere, in verità.”

Gli occhi si fanno lucidi, di un luccichio scintillante e la voce si assottiglia.
Da qui la testimonianza pregna di sentimento e insegnamenti.

“Per anni mi son sentita dire tante cose brutte. Così da arrivare dentro quel tunnel così buio chiamato anoressia. Arrivai a pesare 22 kg. È stata dura, ho pianto tanto. Sembrava non esserci una via d’uscita. Mi sentivo così sola ed inutile. Il cibo ormai era diventato un mio reale ed evidente nemico. Era un duello sempre in corsa, come un treno incapace di fermarsi. Poi ho visto Jole. Bella, dolce, forte. Un esempio di vita per me. In realtà l’ho sempre seguita, ammirata, e ne apprezzavo soprattutto il coraggio. Quel coraggio sfrontato di Donna senza remore. Io sapevo che tutti abbiamo paura infondo di qualcosa. Anche le persone forti convivono certamente con la paura, ma tolgono fuori il coraggio. E lei era così. Io volevo essere come lei. Decisamente come lei.”

C’è fermezza, determinazione, perseveranza di voler raggiungere un modello positivo. Una Donna che ha spronato alla forza, al coraggio e al raggiungimento di obiettivi. Martina vede ancora Jole vicino a lei, tenderle la mano, ricordandole che non deve mai più sentirsi sola. Sono lacrime tenere quelle che scendono del viso di Martina, lacrime di chi ricorda con amore, insegnamenti importanti e li custodisce con grande cura.

“Jole, mi ha tirato fuori da quel tunnel così buio, spiegandomi -attraverso la sua determinazione- che io non ero quella sedia a rotelle, non ero quell’ostacolo di ferri ammassati. Io sono e sarò sempre un pezzo unico e irripetibile. Dovevo sentirmi leggera come una piuma. Perché son buona d’animo, e le persone buone hanno sempre un’anima leggera, che vola e si posa con delicatezza. L’anoressia era solo un arrendersi a quello che pensavo fosse un corpo inutile. In realtà era la mia mente a limitarsi. Oggi non peso più 22 Kg.
Ed ho capito che io non sono la mia disabilità. Io sono semplicemente me stessa e la mia forza, quella nessuno può portarmela via senza il mio consenso, decido io.”

Jole è certamente un angelo -dice Martina- “ma vola con me, come quella farfalla leggera che si posa sul mio petto e mi fa esplorare il mondo, solo con la potente forza della mia mente.”

GC