08 LUG, CASTROLIBERO – Già da tempo, nelle sedi parlamentari e nei programmi televisivi di intrattenimento, il disegno di legge ZAN agita accesi dibattiti, crea fratture, anima prese di posizioni perentorie, a volte quasi fondamentaliste, perché il tema investe l’opinione pubblica, la morale comune, i comportamenti sociali, i tabù radicati. La mia non vuol che essere una personale riflessione che ovviamente non impegna anche l’Italia del Meridione, la quale, rispetto al tema, sarà sicuramente chiamata ad una riflessione interna, nel rispetto delle diverse sensibilità.

Continuo a rileggere, da ieri, un comunicato Ansa e francamente resto allibito dal fatto che simili aberranti affermazioni sul disegno di legge Zan provengano da chi riveste un ruolo istituzionale quale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Umbria, che risponde al nome di Maria Rita Castellani. Rileggendo il testo del disegno di legge davvero non si comprende quale ardita operazione di fantasia abbia compiuto l’autrice della dichiarazione per travisarne il contenuto in maniera così visionaria. Ci troviamo di fronte a pericolose farneticazioni, a improvvide suggestioni capaci di sobillare masse ignoranti, come ignorante è la fonte di tali affermazioni propagandistiche. Non si può affermare impunemente che il ddl Zan legittimerebbe condotte zoofile o pedofile o che “la poligamia come l’incesto non saranno più un tabù ma libertà legittime”. Vorrei ricordare alla  signora Castellani che l’incesto, così come la bigamia sono reati nel nostro ordinamento, non un tabù. Simili pubbliche improvvide affermazioni si risolvono in abuso della credulità popolare suscettibile di creare turbamento dell’ordine pubblico.   

La Castellani dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi dall’incarico, è gravissimo che tali pericolose mistificazioni provengano da chi è chiamato a svolgere un compito istituzionale in un settore delicato che coinvolge la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma cosa dovrebbe garantire chi non è in grado di leggere e interpretare serenamente una norma?

La lettura del testo invita a riflettere sulla violenza di genere, tema oramai ampiamente dibattuto su più fronti e a livelli trasversali. Il fenomeno della violenza di genere va combattuto sul terreno culturale e sociale, prima ancora che giuridico. Non è sufficiente sanzionare certe condotte per arginare il fenomeno dell’odio, dell’ostilità e dell’avversione irrazionale verso un genere, una categoria, un modo di essere, verso la diversità. E purtroppo anche l’inclinazione sessuale che si colloca in quella zona grigia tra genere maschile e genere femminile è fonte, talvolta, di discriminazione.

Occorre una presa di coscienza e una presa di posizione, non perché in astratto non vi siano strumenti di tutela nel nostro ordinamento ma perché in concreto occorre richiamare l’attenzione sul tema della violenza di genere, inasprendo le sanzioni in tutti quei casi in cui la violenza sia dettata da ragioni razziste, sessiste, xenofobe, dunque anche omofobe. Il ddl Zan si colloca in questo panorama, introducendo la specifica incriminazione della istigazione alla violenza omofoba ed alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Il disegno di legge Zan sottende ovviamente un certo approccio culturale, già inaugurato con il riconoscimento delle unioni civili anche tra soggetti dello stesso sesso. L’obiettivo è dunque quello di contrastare una diffusa tendenza alla discriminazione basata sulle inclinazioni sessuali. Si pone come strumento di tutela delle minoranze sessuali, mirando a creare le condizioni perché l’eguale dignità delle persone dinanzi alle differenze venga rispettata nel nostro paese, riempiendo di contenuto il dettato degli articoli 2, 3 e 21 Cost. E si colloca nel solco del contrasto alla violenza di genere, cioè della violenza ispirata esclusivamente dall’avversione per un genere o una categoria, o alimentata dal pregiudizio, tutte condotte che tendenzialmente prescindono dai rapporti pregressi con la vittima e che trovano fondamento in quella avversione.

È questo il tema del disegno di legge, riletto alla luce della mia impostazione culturale e su cui in questi giorni, in vista della approvazione del testo alla Camera, mi sono soffermato a riflettere. Questo disegno di legge è un’occasione di cambiamento culturale per il nostro Paese. E l’episodio increscioso della Castellani è proprio l’emblema di certa sottocultura del pregiudizio che va sradicata, perché solo il pregiudizio o il preconcetto può indurre a simili travisamenti e ad interpretazioni di un testo così distanti e disancorate dalla realtà. L’episodio della Castellani mi ha fatto riflettere sull’importanza della selezione della classe dirigente, perché è la dimostrazione di come le cattive premesse generino pessime conseguenze. Ma questa è un’altra storia.

Orlandino Greco