Pachistana morta nel naufragio cercava cure per il figlio malato

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Stava cercando di raggiungere l’Italia per far curare il figlio di 3 anni gravemente malato Shahida Raza, la giocatrice della nazionale di hockey pachistana morta nel naufragio di Cutro. Lo ha riferito la sorella Saadia Raza alla Bbc. La donna al telefono da Quetta, in Pakistan, ha raccontato che Shahida aveva chiamato un’ultima volta quando era ancora a bordo del caicco, partito quattro giorni prima dalla Turchia, dicendo che stava per arrivare in Italia. “Ringraziava Dio di essere quasi arrivata”, ha detto Saadia. Poi la chiamata si è interrotta e non è più riuscita a contattarla. “L’unico motivo per cui ha fatto questo viaggio era suo figlio di tre anni”, colpito da un ictus quando aveva appena 40 giorni a causa di una febbre alta che gli ha danneggiato il cervello, lasciando una parte del corpo paralizzata, ha spiegato la zia dal Pakistan. Nonostante la madre avesse portato il bambino in diversi ospedali di Karachi, i medici non hanno potuto curarlo, suggerendole quindi di portare il figlio all’estero nella speranza di trovare cure migliori. “Non posso vedere mio figlio così, voglio che cammini come ogni altro bambino, questo è il mio unico desiderio”, sono state le parole di Shahida alla sorella prima di intraprendere il viaggio fatale.