Il raro rapace in migrazione sui monti della Sila, una sorpresa anche per il suo osservatore Gianluca Congi, che ha documentato l’evento nonostante le inclementi condizioni meteo.

Un’insolita aquila in migrazione sui monti della Sila, nell’estremo Appennino meridionale e disturbata pesantemente nel volo da una decina tra corvi imperiali e cornacchie grigie. Sono stati attimi di meraviglia quelli che si sono materializzati dapprima con dei lamentosi richiami e poi con l’avvistamento della bellissima Aquila anatraia.

Un’osservazione che certamente non capita tutti i giorni quella fatta da Gianluca Congi, noto appassionato ornitologo e coordinatore del GLC-LIPU (Gruppo Locale di Conservazione) della Sila. Le due specie, Aquila anatraia maggiore (Clanga clanga) e Aquila anatraia minore (Clanga pomarina) non risultano attualmente nidificanti in Italia. In Calabria sono noti avvistamenti della minore soprattutto durante la migrazione primaverile (in particolare sullo Stretto e lungo la costa jonica) e non mancano le osservazioni invernali nel crotonese mentre quelle afferenti alla maggiore sono eventi abbastanza rari. Sebbene nell’opera “Avifauna Calabra”, Lucifero (1899), la riportava addirittura sedentaria e comune per la regione, la passata check-list degli uccelli della Calabria aggiornata a gennaio 1993, indicava entrambe specie come accidentali per la Calabria (con tre segnalazioni per specie riportate negli anni ’80).

Nella bibliografia sull’ornitofauna silana non vi sarebbero notizie di osservazioni di Clanga sp., tra l’altro non sono segnalati nemmeno nella più recente check-list degli uccelli del Parco Nazionale della Sila con estensione alla ZPS “Sila Grande” e alle aree immediatamente contigue al parco, pubblicata nel 2019 proprio da Congi all’interno di un ricco volume edito dall’Ente Parco Nazionale della Sila (l’edizione riveduta e aggiornata dovrebbe essere disponibile a breve). L’individuo in questione è stato osservato il 17 aprile scorso sulla Sila cosentina, nel comune di San Giovanni in Fiore. Il rapace volava in una zona intorno ai 1000 metri di quota, proveniente da ovest e diretto a nord-est. Da una prima determinazione sembrerebbe un’Aquila anatraia maggiore ma alcuni caratteri dubbi farebbero propendere alla cautela.

In natura vi sarebbero persino individui ibridi tra le due specie, lo conferma anche Andrea Corso, uno dei massimi esperti di tassonomia di specie paleartiche (rapaci in particolare). Per Corso, l’individuo osservato da Congi in Sila avrebbe molte caratteristiche tipiche da maggiore, come le penne remiganti decisamente più chiare delle copritrici del sotto ala, la barratura vaga e poco marcata su secondarie e primarie e le P5 e P4 troppo lunghe per pomarina e quindi da clanga. Tuttavia, altri caratteri lascerebbero delle perplessità su una pronuncia certa, da qui la cautela, si propenderebbe per un approccio più scientifico e quindi per un’Aquila anatraia indeterminata (Clanga sp.). Per Gianluca Congi, che in Sila osserva e studia gli uccelli da una vita: “Sui monti della Sila gli incontri inaspettati non sono una novità, quel giorno sono stato ripagato da ore e ore di certosina pazienza, binocolo alle mani e macchina fotografica sulle ginocchia. Nelle ore precedenti avevo osservato altri rapaci come il Nibbio reale, il Nibbio bruno, il Falco di palude, il Biancone e la Poiana. L’Aquila anatraia ha chiuso in bellezza una delle tante mie giornate passate a scrutare il cielo”.